A Berlino si dice “Eurobond” ma si legge “egemonia” sull’euro

Proprio nelle ore in cui la cancelliera tedesca e il presidente francese si incontravano a Parigi per fare il punto sulla crisi debitoria, ieri in Germania (e non solo) infuriava il dibattito sull’opportunità di introdurre gli Eurobond per far fronte al precipitare degli eventi. Alla fine del vertice bilaterale, però, Angela Merkel ha ribadito che la possibilità di emettere titoli pubblici congiunti a livello di Eurozona “non è la soluzione magica della crisi” e “non ci aiuterebbe oggi”. di Giovanni Boggero Leggi Il direttorio Merkel-Sarkozy perde colpi sulla crescita
18 AGO 20
Immagine di A Berlino si dice “Eurobond” ma si legge “egemonia” sull’euro
Ma se gli Eurobond sono vissuti alla periferia dell’Eurozona come l’ultima ancora di salvataggio per i paesi più indebitati, parlare di Eurobond a Berlino vuol dire innanzitutto certificare l’egemonia teutonica sul Vecchio continente. Se la prima economia dovrà garantire in sostanza future emissioni di debito pubblico comune, ha osservato sul Financial Times l’economista statunitense Kenneth Rogoff, “in cambio la Germania dovrà ricevere una quota sproporzionata di potere fiscale all’interno di un’unione più integrata”. Una prima conferma è venuta dal presidente dell’Spd, Sigmar Gabriel, che nel fine settimana, in un’intervista, ha appoggiato la proposta formulata anche, nel dicembre scorso, dal ministro dell’Economia italiano, Giulio Tremonti: “Abbiamo bisogno di bond comunitari per circa il 50-60 per cento del rapporto debito/pil in modo da ridurre il peso degli interessi dei paesi più esposti”. Salvo poi aggiungere: “D’altro canto gli stati che vorranno servirsi degli Eurobond dovranno rinunciare alla propria sovranità in materia fiscale e dovranno sottoporsi a un maggiore controllo da parte dell’Ue”. Non diverso il pensiero del leader ecologista Cem Özdemir: “Gli Eurobond sono una soluzione infinitamente meno costosa di nuovi pacchetti di salvataggio”.
Altrimenti detto, la Germania è pronta a dire di sì alle obbligazioni comunitarie, purché le sia dato modo di indirizzare le politiche economiche dell’Eurozona. E’ quello che sostiene, nemmeno troppo velatamente, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble: la Germania bloccherà gli Eurobond “finché ogni paese deciderà la propria politica fiscale”, ha detto in un’intervista pubblicata lunedì dallo Spiegel. Come dire che un’apertura potrà venire soltanto quando sarà stato abbandonato il principio della sovranità nazionale.
Fatta salva questa premessa, dunque, anche la maggioranza governativa di Berlino ora si divide. Alcuni parlamentari europei della Cdu (il partito della Merkel) aprono alle euro obbligazioni, anche se la cancelliera continua a escludere ogni ipotesi di condivisione europea del debito perché ciò innalzerebbe i costi del rifinanziamento tedesco (si parla di una cifra che va dai 30 ai 47 miliardi di euro in più all’anno). Fortemente contrari restano i cristianosociali della Csu e i liberali dell’Fdp. Il neo ministro liberale dell’Economia, Philipp Rösler, ha parlato di una scelta deresponsabilizzante che viola la clausola anti bailout dei trattati e per la quale non vi è alcuna maggioranza in Parlamento. Gli economisti restano divisi, anche se Peter Bofinger, attuale membro del consiglio economico governativo dei saggi, sostiene che “con gli Eurobond con la tripla A calmeremo i mercati”. Il muro tedesco contro la condivisione del debito mostra le prime crepe.
di Giovanni Boggero